Ho bisogno di fare il punto mentale della situazione.
Venerdì sistemerò in un file word la bibliografia che ho raccolto finora, una bella pagina piena che vale solo come antipasto di tutto il malloppo di roba che dovrò studiare da qui fino a data da destinarsi ("fine pena: mai", si dice).
Da qui seguirà un rapido ripasso degli appunti, con conseguente mail al Sovrintendente-Professore per fargli capire che sto facendo sul serio, mica sono al mare a prendere il sole (oddio, io al mare ci vivo... ma sto provando stoicamente ad ignorarlo, ecco).
No, davvero, ho tardato a scrivergli per fare la miglior figura possibile, ora è giunto il momento di raccogliere i primi frutti.
"[...] La mia ricerca sta procedendo in due direzioni: da un lato mi sto documentando sulle strutture antiche presenti nell'area, per cominciare a capire i possibili collegamenti col nostro isolato e gli assi viari che lo interessano; dall'altro, però, mi sto anche documentando sulle fasi medievale e moderna della storia del quartiere, dato che tanta parte hanno avuto nella conservazione stessa delle strutture e nella definizione dei toponimi [...]"
Insomma: una cosa del genere, ecco, magari infarcita con qualche titolo per fargli capire che sì, posso farcela, la fiducia è stata ben riposta.
Ho paura, ma è una paura diversa da quella provata in passato.
Lo so che è un ossimoro, ma la mia è una paura serena.
Mi preoccupo di fare figuracce, di beccarmi rimbrotti, ma sono anche felice perché la paura e i rimbrotti accompagnano uno studio che sto amando fare.
Dicono che dovrebbe sempre essere così con le tesi, che dovresti sentirle tue, dovrebbe essere naturale abituarsi all'argomento scelto.
A me l'argomento è stato proposto, dovevo solo cercare un saggio e fare una visita, invece ci sono schemi da ampliare, testi da studiare, una bibliografia che comincia ad assumere una fisionomia ben precisa.
Il lavoro sarà lungo, lo sapevo e potevo rifiutare, ma non ha senso farlo se si vuole puntare in alto.
Non sono ambiziosa in senso letterale, non sono così presuntuosa da dire che ho il talento per arrivare al massimo, però mi dico che se si è giunti fin qui è giusto giocarsi il tutto per tutto, sennò tanto vale mollare.
Voglio provarci, voglio testare i miei limiti, migliorarmi, crescere.
E va bene che in tutto questo ci sia anche il lavoro, va bene per l'autostima sapere di non essere bamboccioni dentro.
Sto provando a far conciliare tutto, a non scontentare nessuno, a sentirmi fiera di me.
Sto testando sulla mia pelle il motto: "Per aspera ad astra."
Voglio arrivarci, al mio piccolo spicchio di cielo, o almeno poter ammettere a testa alta di aver lottato fino all'ultimo senza mai arrendermi.
Ecco, in questo momento il mio sogno più grande è proprio questo, alla faccia di tutto il marcio di cui pare essere fatto il mondo che mi circonda.
"Per aspera ad astra", sempre e comunque, a testa bassa come gli arieti.
Anche quando hai paura di farti male.