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Giuditta

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Dec. 10th, 2009

Giuditta

Scoperta del giorno (appunto veloce)

Quando arrivo' Alberti prese prima casa in via Monserrato, vicino a Piazza Farnese: "Non solo la casa (la stessa in cui era vissuto anche Sant' Ignazio di Loyola), m' incanto' , fin dal momento del mio arrivo". Siamo nelle strade in cui il poeta sa che vissero tanti spagnoli prima di lui, a cominciare dagli ebrei espulsi all' epoca di papa Alessandro VI, e nel quartiere in cui scopre che sono ambientate le vicende di un famoso classico spagnolo, la "Lozana andalusa", di cui lui stesso aveva scritto una riduzione teatrale.

Non dovevo neanche chiedermelo, in che punto di Roma uno spagnolo in esilio sarebbe andato a prendere casa.
Che poi molto probabilmente ne ho anche delle foto, mescolate in mezzo a quelle per la tesi (che poi la tesi è solo un pretesto).
Su questa cosa tornerò con calma stasera, intanto vi dico che la citazione viene da qui.

Saluti dalla capitale, scappo a prendere il treno!

Oct. 13th, 2009

Indiana Jones

Strategia del terrore


Impegnarsi con qualche probabilità di successo su un tema controverso come questo –e in parte screditato dalla ricerca contemporanea, che non ama gli argomenti tradizionalmente centrali per la grande antiquaria del secolo scorso- significa confrontarsi in primo luogo con tre entità topografiche, una più ingrata dell’altra: la
porta triumphalis, la porticus triumphi, la via triumphalis.

 Filippo Coarelli, Il Campo Marzio dalle origini alla fine dell’età repubblicana.

 Giusto perché nell’introduzione si era scandalizzato del fatto che un sacco di studiosi, addirittura in tutto il mondo, hanno preso ad occuparsi del passatempo preferito suo, di Gatti e di Rodríguez Almeida.

Da quando ho letto questa frase, comunque, guardo al rituale dell’Equus October con altri occhi: quelli del film “Il Padrino”, per essere esatti.

Non a caso c’è di mezzo una testa di cavallo.

Sep. 14th, 2009

Giuditta

Su, che non è poi così terribile

Temo che dobbiate rassegnarvi all'idea di leggere su queste pagine, almeno fino a Natale, solo due categorie di post:

-riflessioni collaterali alla stesura della tesi.
-micropost altamente inutili di natura varia ed eventuale.

Questo post, tanto per precisare, le racchiude entrambe, per cui:

-Oggi è stata una giornata meravigliosa perché ho avuto l'intuizione giusta, quella che darà un senso a tutto lo studio a cui accennavo qualche post fa. Sì, lo so, parlo come Dexter ma in questo preciso istante (e sapete quanto è raro che mi esalti da sola) mi sento un autentico genio. O comunque una persona molto intelligente. O comunque una che scriverà una cosa molto da archeologo, ma archeologo figo. Domani in biblioteca mi dedicherò alla stesura del papiro da spedire al Prof., se mi approva la mozione è praticamente sicuro che ce la farò a laurearmi prima di Natale. Yeah!

-Il piccolo effetto collaterale è che potrei dover rimandare lo stage in casa editrice a gennaio, anche se iniziare con l'anno nuovo e la tesi in tasca (che loro potrebbero pure pubblicare, in quanto editori di archeologia) significa farlo con l'umore a diecimila e una voglia di conquistare il mondo pari a The Brain.

-Vado apertamente in controtendenza e annuncio di amare Facebook e le persone meravigliose che mi sta facendo scoprire. E ci ficco pure un abbraccio a [info]laurazele [info]xel1980, in puro stile Pet Society.

-Il racconto su Marcos si è arenato sul finale, sommerso dalle riflessioni in stile L sulla nuova idea per la tesi. E su un articolo che ho scoperto sulla geometria impossibile dei quadri di Dalì. E sul premio Principe delle Asturie, che quest'anno vedrà un architetto premiato nella sezione arte. E su Juli che si chiede perché tra tutte le arti, solo il toreo non ha saputo rinnovarsi imparando le nuove tecniche di comunicazione... lo so: dovrei cercarmi un ragazzo, ma uno che non sia Ale, però.

-A pro di Ale: domani mattina, se mi gira bene, voglio proprio salutarlo con la domanda che voglio fargli da quando l'ho conosciuto: "Hai mai avuto una passione che ti abbia davvero rapito?" Se lo spiazzo gli faccio una foto a tradimento.

-E comunque, alle undici, vado con Te' a prendere un caffé al Bar Doria, il nostro quartier generale. Mi sa che al barista bello bello bello in modo assurdo siamo mancate.

Per ora è tutto, torno al saggio di Carandini e al mio amato Campo Marzio.

Sapevate che a Piazza Navona, durante il Carnevale di Roma, si svolgevano tauromachie? Erano spettacoli popolarissimi.

Sep. 10th, 2009

Giuditta

Facendo il punto


Visualizzazione ingrandita della mappa 


"[…] In età repubblicana l’area era occupata in parte dal Circo Flaminio, dai Navalia (il porto militare di Roma) e il Tarentum (un santuario arcaico); il tutto collegato da una strada la cui topografia va oggi posta in relazione con via San Paolo alla Regola. Nel primo periodo augusteo Agrippa costruì il nuovo ponte sul Tevere (oggi Ponte Sisto) sul quale passava la nuova strada, perpendicolare alla prima, che collegava il Teatro di Pompeo -e quindi la zona centromeridionale del Campo Marzio- con il Trastevere; quella strada è oggi via dei Pettinari. Nel periodo domizianeo tutta l’area fu occupata da grossi magazzini che correvano parallelamente al Tevere; siamo verso la fine del I sec. d.C. e quei magazzini dovevano essere certamente gli Horrea Vespasiani, ricordati anche dalle fonti letterarie."

Carlo Pavia, Guida di Roma sotterranea, Roma 1998

Ecco, la mia tesi parla più o meno di questo.

Ok, non posso fare a Carlo Pavia una colpa se in poche righe ha omesso alcune altre cosette che contribuiscono a complicare la questione, tipo il fatto che molte di queste strutture compaiono su diversi frammenti della Forma Urbis Severiana, più altre tipo il campo di allenamento degli aurighi del Circo Massimo (Trigarium) con le sedi delle relative squadre di appartenenza (stabulae factionum).

A ben pensarci, non dice nemmeno che la strada che fa costruire Agrippa serve a collegare i suoi possedimenti sull’una e sull’altra sponda del Tevere. Non dice della leggenda secondo la quale San Paolo avrebbe alloggiato qui durante il suo primo viaggio a Roma né ricorda che, a differenza di molte altre zone di Roma, quest’area durante il Medioevo continua ad essere popolata con tanto di ristrutturazioni. Non parla delle processioni dirette a San Pietro e delle relative smanie di controllo da parte di svariate famiglie nobili, dell’istituzione del Ghetto (gli ebrei vivevano a Trastevere ma il lavoro li spinge a spostarsi da queste parti) e della costruzione di via Giulia, non spiega che c’erano chiese di ogni tipo e per ogni tipo di confraternita e persino un ospedale che dispensava cure gratuite ai pellegrini che però nell’Ottocento ospiterà i patrioti che volevano difendere la Repubblica Romana, tra cui un certo Goffredo Mameli che in questa via c’è pure morto.

No, magari come sintesi è un po’ troppo parziale, però focalizza bene quello che è stato più di un anno di studio. E che per divenire qualcosa di veramente importante meriterebbe di essere replicato per altri cento anni senza fare altro.

Ma io non sono Coarelli, e se anche ci provassi non otterrei un decimo dei suoi risultati.

Mar. 4th, 2009

Giuditta

Ingiustizie divine (post frivolo delle 17,30)

Secondo a voi che senso ha stare chiusi in una biblioteca del centro storico di Roma a studiare il centro storico di Roma quando poi uno degli uomini per cui butteresti volentieri all'aria i libri ti passa accanto senza che tu te ne accorga?

Avrà pur avuto bisogno di una guida turistica, no?

E no, il fatto che fosse preso dalla nuova fidanzata non è un valido motivo per non rimpiangere l'occasione mancata. 

Jan. 26th, 2009

Giuditta

Medusa latericia

Sul portale Libero.it c'è un articolo con una breve panoramica di siti sotterranei, poco conosciuti ma molto suggestivi, della Capitale.

Tra quelli elencati c'è anche la mia insula, di cui potete ammirare due foto (17 e 18) nella fotogallery.

Ora, leggere quello striminzito riassunto e trovarlo impreciso mi sembra anche normale, dal mio punto di vista.

Quella "cosa meravigliosa" (res mirabilis, direbbero loro) è un nodo di muri che somiglia tanto alla testa di Medusa.

Quello che mi preoccupa, tuttavia, è che ho ancora problemi a darne una descrizione mia, qualcosa che la rispecchi pienamente e le renda giustizia.

A volte mi dico che potrei passare anni ad accumulare letture su questa precisa zona del Campo Marzio senza cavarne una goccia di sangue.

La verità è che non è mica facile scrivere una tesi di archeologia.

Non basta fare un elenco striminzito di libri, leggerlo e buttare giù fogli.

Hai roba viva tra le mani, roba capricciosa che non ha troppa voglia di farsi mettere in ordine ed analizzare.

Hai in mano roba che ti deve entrare nelle vene, che devi capire con gli occhi e con le mani, prima ancora che coi neuroni.

In questo, Medusa è una gran brutta bestia, e io non ho uno straccio di specchio che mi aiuti a non rimanere pietrificata (dalla paura di sbagliare).

E poi non dite che non vi aggiorno mai su come va la tesi.

La verità è che sono io che ho più paura di andare di quanto non ne abbia lei a lasciarsi studiare, e sul perché e il percome ci si potrebbe discutere mezza giornata, ad averne una da spendere così.

Però la amo, sul serio, mi ci sento a mio agio come con poche altre cose.

Solo che è proprio questo amore a fregarmi con una vasta gamma di ansie e paure.
 

Oct. 29th, 2008

Giuditta

Senza parole,ma con qualche sogno nel cassetto.


Ed è bene che si sappia che il primo luogo ad essere stato occupato, a Roma, contro la politica del Governo in materia di ricerca (?) e istruzione (?) è stato il CNR, noto luogo di aggregazione di fancazzisti ultraquarantenni che invece di cercarsi un lavoro serio, magari in banca, sognano di passare tutta la vita a studiare...

Ma io non mi lascio scoraggiare, mai come in questi giorni lo studio sta dando i suoi bei frutti e io ho in mente progetti interessanti per il futuro.

Tra questi, conquistare caparbiamente una specializzazione nel settore in cui lavora la signorina del mio avatar (ditemi che amate anche voi questa serie. DITEMELO).

Un giorno vi dirò, ora è meglio tornare alle mie piante (topografiche), che domani mattina ho appuntamento a Piazza della Repubblica per un certo corteo di protesta.

Jul. 25th, 2008

Giuditta

Pago pegno

 Per creare anche voi il vostro "mangavatar" cliccate qui. Il mio è questo:



Oltre ai test e al concerto, non ho molto altro da dire ultimamente.

Lo studio procede lentamente ma bene, il lavoro va altrettanto bene, devo ancora ricevere il programma del convegno e ho ripensato una vecchia storia con titolo nuovo e trama un pochino meno accartocciata su se stessa.

"Il segreto della rondine", 23 capitoli complessivi.

Ah, ho sviluppato una dipendenza paurosa nei confronti del sushi.

Sapete se è curabile?



Jun. 29th, 2008

Giuditta

Ci sono (più o meno)

Con l'estate arrivano, puntuali, i problemi di connessione, cosa che mi irrita non poco.

Ultimo giorno di campagna promozionale in negozio di elettronica mal gestito e, di conseguenza, semi-deserto, con tutte le esultanze del caso.

Per carità, avere la possibilità di smanettare un po' con l'N-95 della Nokia è sempre un piacere, in fondo in fondo l'elettronica mi piace e imparare a capirne di più, anche se non è il mio campo, male non mi fa e nemmeno mi risulta così ostico.

E poi ho già un numero sufficiente di motivi per stare bene con me stessa.

Tanto per cominciare: la settimana prossima mia madre ha deciso di festeggiare il suo compleanno con una cena al ristorante giapponese, e io sono mesi che sogno di andare a mangiare sushi al salmone (Sissi, è colpa tua!).

Seconda cosa: lo studio procede bene, non faccio fatica a capire i saggi (anche quelli in francese) e in biblioteca mi sento a mio agio. Urge mail di aggiornamento al Prof., e un'altra a quelli del Convegno per sapere a che punto sono col programma.

Terza cosa: dalla settimana prossima ho deciso di concedermi almeno un giorno a settimana di mare, o impazzisco. L'esigenza fisica di immergermi in acqua salmastra e farmi una nuotata si è fatta insostenibile. Sono un animale marino, devo arrendermi alla mia natura e lavorare seriamente per iscrivermi ad un corso da sub.

Quarta cosa: devo imparare a creare un e-book.

Revisionando quel che avevo scritto di "Ho avuto paura" mi ero resa conto che c'erano troppe cose che non andavano per ricorreggere quanto scritto e proseguire. Ci ho pensato su a lungo, meditando anche l'abbandono della storia, finché non ho deciso di modificare l'impianto di trama. Ora ho una scaletta definita capitolo per capitolo, una trama che fila, qualche modifica importante, e bozze dei primi quattro capitoli da sistemare per farne un e-book, appunto.

Colpa di Alex e dei suoi amici, sui loro blog se ne parla spesso e mi hanno convinta che possono essere un ottimo mezzo di promozione.

Appena ho due minuti (ora vado di fretta che devo uscire) ne riparlerò meglio.

Statemi bene, io stasera sono di festa patronale.

Jun. 18th, 2008

Giuditta

Paura serena (per aspera ad astra)

Ho bisogno di fare il punto mentale della situazione.

Venerdì sistemerò in un file word la bibliografia che ho raccolto finora, una bella pagina piena che vale solo come antipasto di tutto il malloppo di roba che dovrò studiare da qui fino a data da destinarsi ("fine pena: mai", si dice).

Da qui seguirà un rapido ripasso degli appunti, con conseguente mail al Sovrintendente-Professore per fargli capire che sto facendo sul serio, mica sono al mare a prendere il sole (oddio, io al mare ci vivo... ma sto provando stoicamente ad ignorarlo, ecco).

No, davvero, ho tardato a scrivergli per fare la miglior figura possibile, ora è giunto il momento di raccogliere i primi frutti.

"[...] La mia ricerca sta procedendo in due direzioni: da un lato mi sto documentando sulle strutture antiche presenti nell'area, per cominciare a capire i possibili collegamenti col nostro isolato e gli assi viari che lo interessano; dall'altro, però, mi sto anche documentando sulle fasi medievale e moderna della storia del quartiere, dato che tanta parte hanno avuto nella conservazione stessa delle strutture e nella definizione dei toponimi [...]"

Insomma: una cosa del genere, ecco, magari infarcita con qualche titolo per fargli capire che sì, posso farcela, la fiducia è stata ben riposta.

Ho paura, ma è una paura diversa da quella provata in passato.

Lo so che è un ossimoro, ma la mia è una paura serena.

Mi preoccupo di fare figuracce, di beccarmi rimbrotti, ma sono anche felice perché la paura e i rimbrotti accompagnano uno studio che sto amando fare.

Dicono che dovrebbe sempre essere così con le tesi, che dovresti sentirle tue, dovrebbe essere naturale abituarsi all'argomento scelto.

A me l'argomento è stato proposto, dovevo solo cercare un saggio e fare una visita, invece ci sono schemi da ampliare, testi da studiare, una bibliografia che comincia ad assumere una fisionomia ben precisa.

Il lavoro sarà lungo, lo sapevo e potevo rifiutare, ma non ha senso farlo se si vuole puntare in alto.

Non sono ambiziosa in senso letterale, non sono così presuntuosa da dire che ho il talento per arrivare al massimo, però mi dico che se si è giunti fin qui è giusto giocarsi il tutto per tutto, sennò tanto vale mollare.

Voglio provarci, voglio testare i miei limiti, migliorarmi, crescere.

E va bene che in tutto questo ci sia anche il lavoro, va bene per l'autostima sapere di non essere bamboccioni dentro.

Sto provando a far conciliare tutto, a non scontentare nessuno, a sentirmi fiera di me.

Sto testando sulla mia pelle il motto: "Per aspera ad astra."

Voglio arrivarci, al mio piccolo spicchio di cielo, o almeno poter ammettere a testa alta di aver lottato fino all'ultimo senza mai arrendermi.

Ecco, in questo momento il mio sogno più grande è proprio questo, alla faccia di tutto il marcio di cui pare essere fatto il mondo che mi circonda.

"Per aspera ad astra", sempre e comunque, a testa bassa come gli arieti.

Anche quando hai paura di farti male.
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May. 12th, 2008

Giuditta

Ultime dal fronte

Non è che non scrivo perché ho da fare.

Non è nemmeno che non ho nulla da scrivere, anzi.

Sto riflettendo tanto, in questi giorni, e buttando giù racconti che poi posterò.

Sto tentando di conciliare rivoluzioni in famiglia, linee adsl instabili e studio - a mio modesto avviso - dispersivo e sconclusionato.

Tra le poche certezze:

- Tra lo studiare i materiali e inquadrare l'insula nel contesto della topografia dell'area io ho scelto definitivamente l'opzione numero due. Il Prof. ci sperava, io volevo evitare ma alla fine ho dovuto arrendermi all'evidenza, sono una masochista e non posso oppormi al mio destino. A proposito di Prof., spero di tirargli su il morale con questa decisione, mi sa che non sta passando proprio un buon momento. Se mi racconta qualcosa su Alemanno, vi faccio sapere.

- Nonostante le improbabili meches, la tutina bianca e l'apparizione in quella che mi sa tanto sarà la bufala cinematografica dell'anno, questo fanciullo qui rimane, comunque, una visione meravigliosa. Non a caso l'avevo scelto come volto per Wang (annuite in silenzio e fingete di capire di cosa sto parlando, grazie). E nella sezione download c'è pure un suo sfondo, tanto per non farsi mancare nulla.

- A fine mese devo andare ASSOLUTISSIMAMENTE a vedere "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo". Ok, so che magari non ve ne frega nulla, ma io da piccola i dialoghi di quei film li sapevo a memoria, e non lo dico per scherzare. No, perché, davvero credevate che ad archeologia ci fossi finita per un motivo serio? In realtà sì -volevo entrare in Sovrintendenza per proteggere dallo scempio continuo la Villa di Nerone che tanto amo-, ma è indubbio che Harrison Ford abbia comunque fatto la sua parte. Ovviamente, andrò a vederlo con Lu, perché per fangirlare a dovere è necessario l'appoggio di un'altra esimia collega archeologa. Certe cazzate o si fanno fatte bene o non si fanno per niente.

E ovviamente so che sta per uscire il film "Gomorra" di Matteo Garrone, ma di questo parlerò poi.

E so che mi attendono un po' di reply gustosissimi, abbiate fede che le risposte arriveranno

Apr. 10th, 2008

Giuditta

Perché, alla fine, possiamo dirlo chi è

Se mi promettete di evitare ogni forma di commento sulla copertura dell'Ara Pacis (per me nota dolentissima, verrà il tempo in cui avrò il coraggio di entrare in argomento con lui) ed evitando i sottotitoli in inglese (non so se son giusti, mi son concentrata sulle immagini e, soprattutto, su ciò che veniva detto) vi presento lui, il Soprintendente-Professore.

Che poi si può anche dire il suo nome, Eugenio La Rocca.

Io, intanto, domani mattina andrò a conoscere l'insula, e sono un po' agitata per quello che avrà da dirmi.

Perché i muri parlano, uno si immagina l'archeologo come un topo di biblioteca chino su antichi tomi quando invece è uno che lavora coi sensi, che tocca, guarda, coglie differenze spesso invisibili per gli altri.

L'articolo di Quilici è immenso, per studiarlo alla perfezione, togliendo i giorni del seggio, mi ci vorrà tutta la settimana prossima, e io devo saperlo alla perfezione se voglio fare una buona figura al prossimo colloquio.

Ovviamente non si tratta di impararlo a memoria, bensì di avere chiaro in mente le principali fasi edilizie di un complesso abitativo che è stato continuamente ristrutturato mantenendo intatta la sua funzione per duemila anni nonché di sapere a quali strutture esso era collegato, e tramite quali possibili assi viari.

E poi ci sarebbe da capire se esiste uno studio sistematico dell'edilizia popolare sul territorio di Roma, se è mai stata pensata, cosa potrebbe venir fuori confrontando le varie strutture tra loro.

Che casino che è Roma, mi chiedo se si riuscirà mai a venire a capo di tutti i suoi nodi, se riusciremo davvero a cavarle via le soluzioni ai suoi misteri.

E non venite a dirmi che è come toglierle un po' di magia, una preesistenza archeologica è come uno straniero che cerchi di parlare con noi nella sua lingua.

Se non cerchiamo di capire che ci sta dicendo, non saremo mai in grado di cogliere un eventuale richiesta di aiuto, e poi capire da dove si è arrivati è una sensazione bellissima, molto più bella che vivere nell'ignoranza più beata.

Ma forse sto esagerando, lo so.

Apr. 4th, 2008

Giuditta

Segnalazioni come se piovesse

Partiamo dalle cose serie: domani pomeriggio, libera finalmente da OGNI tipo di impegno, mi dedicherò alla nobile arte del reply, chiedendo umilmente scusa per l'enorme ritardo nelle risposte ai vari commenti, su questo blog come su quelli altrui.

Mi spiace esserci stata poco e a tratti, e mi spiace dare l'idea di una persona che non si cura di quel che gli altri scrivono in risposta.

Detto ciò, partiamo subito col segnalare una bella iniziativa che amo davvero nel profondo, ovvero le "Giornate di Primavera" promosse dal FAI.

Sono diversi anni che partecipo in veste di visitatrice, avrei voluto essere anche una delle volontarie, quest'anno, ma ho dovuto desistere e la cosa mi secca un po'.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di una due giorni in cui il Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI, appunto), organizza  visite gratuite in tutta Italia di beni solitamente chiusi al pubblico.

A Roma, quest'anno, l'evento sarà dedicato ai 500 anni della mia amatissima Via Giulia, e tra i beni aperti ci sarà anche il meraviglioso Palazzo Farnese, uno dei più belli del Rinascimento, progettato da Michelangelo e, attualmente, prestigiosa sede dell'Ambasciata Francese.

Inutile dire che, galvanizzata dalla visita di domenica alle insulae di Ostia Antica, non vedo l'ora di fare il bis con un luogo meraviglioso che già una volta ho avuto il privilegio di vedere, ma di cui ho potuto conoscere ben pochi segreti.

Ad ogni modo vi segnalo questo link, dove è possibile consultare l'elenco completo dei siti aperti al pubblico, divisi per regione.

Ricordo che il FAI ha ottime guide (quest'anno saranno coinvolte nel progetto anche numerose scuole), è raro rimanere delusi, la sensazione che lasciano queste visite è di entusiasmo per aver scoperto storie e luoghi che non si conoscevano, o che spesso vengono ignorati.

Ma passiamo oltre per riprendere in mano un argomento che qualche tempo fa, su questo blog, ha destato un bell'interesse, ovvero: torniamo a parlare di film che parlano di scrittura.

Non semplici adattamenti di romanzi celebri su grande schermo, ma film che hanno come tema centrale la scrittura in sé e per sé.

La segnalazione di oggi riguarda "Vero come la finzione", commedia surreale che racconta il complesso rapporto personaggio-autore attraverso un'ottima trama (anche se nel finale si perde un po'), un altrettanto ottimo cast e battute veramente degne di nota.

Quello che mi preme farvi notare è il regista, Marc Forster, uomo che prenderei a randellate più che volentieri.

Non so se sia stato in virtù di questa pellicola che gli è stata affidata la direzione de "Il cacciatore di aquiloni", quello che so è che dal trailer il libro di Hosseini ne esce malissimo, e a giudicare dalle recensioni mi sembra che il risultato finale sia stato anche peggiore (a me è bastato sentire la seguente battuta: "Ora possiamo tornare ad essere buoni" per decidere che i soldi del biglietto potevano essere tranquillamente spesi in altro modo).

Eppure "Vero come la finzione" (il cui titolo originale è "Stranger than fiction", citazione di Mark Twain) dimostra che Forster di libri ne capisce eccome, solo che aveva qualcosa di meglio da fare che "perdere tempo" a conferire profondità a personaggi complessi come quelli di Hosseini: il nostro regista, infatti, firmerà il prossimo film della saga di Bond, e avrà trovato nettamente più allettante scervellarsi per trovare nuovi pretesti per denudare Daniel Craig una scena sì e l'altra pure.

Questo mi amareggia un po', perché questo film è davvero un piccolo gioiello, e l'apporto che il cinema può dare alle nuove generazioni per avvicinarle al mondo della letteratura può essere preziosissimo, soprattutto se sceglie di raccontare la scrittura e i suoi complessi ingranaggi, piuttosto che sfornando a ripetizioni adattamenti di best-sellers.

Io comunque concludo questo delirante post buttandovi lì la notizia che venerdì prossimo, dopo lunga e perigliosa battaglia telefonica (e meno male che chiamavo a nome del Soprintendente-Professore in persona), sono riuscita ad ottenere il permesso di visitare l'insula di San Paolo alla Regola.

Ci presenteremo, ci studieremo, faremo amicizia e stabiliremo entrambe che sì, questa sarà solo la prima di tante visite, che il legame si è creato e sarà difficile scioglierlo.

Sarà un amore complicato, ma sarà amore, il Campo Marzio mi si addice molto più del Palatino, e il lavorare da sola piuttosto che immersa in una vasca di piranha era proprio ciò che ci voleva per ritrovare l'amore per lo studio e per la mia materia.

Poi, se dovessi decidere di andare a prendere il volume che mi serve all'Accademia dei Lincei piuttosto che fotocopiarlo da Palazzo Venezia sarebbe tutto ancora più bello, ma una follia da 100 euro e oltre va ponderata per bene, niente colpi di testa.

Giorno dopo giorno, passo dopo passo, una risalita lenta e costante, un pezzetto di fiducia in me stessa per ogni gradino superato.

Ci vuole, sapersi volere bene, accettarsi per come si è e lavorare sui difetti, ma senza negarli, senza voler cancellare il passato.

Un archeologo lo sa che il segreto sta nella sequenza cronologica, nei nessi logici tra i singoli fatti, nella veduta d'insieme.

Peccato che gli strati di anima siano impalpabili e difficili da individuare e scavare.

Mar. 18th, 2008

Giuditta

Dei fatti miei: Atto I (l'autocelebrazione fangirlistica)

Non ho voglia di parlare approfonditamente di archelogia, stasera, ma di una cosa voglio rendervi partecipi: dopo Pasqua comincerò ufficialmente ad essere in missione per conto di Dio.

Il Dio degli archeologi romani, ovvero il Sovrintendente-Professore.

Devo fissare una visita con un suo collaboratore ad un'insula (l'abitazione romana media) mai studiata prima.

Visita privata.

Materiale inedito.

Una pittura.

Mio, tutto mio.

Topografia e archeologia che si fondono in un unico, grande lavoro (e poi vi spiegherò che significa, dove credete di scappare?).

Scusate se per una sera me ne frego dei problemi del mondo, ma sono un essere umano e ho voglia soltanto di festeggiare.

Perché se sopravvivo a questa cosa non solo mi pubblicano (e no, non parliamo di romanzi ma di roba scientifica), ma posso persino puntare al dottorato.

Io sogno si studiare roba simile da quando faccio le elementari, e qualcuno, ad un certo punto, era quasi riuscito a portarmi via questo grande amore.

Sono felice di non essermi arresa, avrò un anno faticosissimo, ma sinceramente l'entusiasmo ha finalmente superato la paura.

Io amo quello che faccio, amo poterlo fare in questo modo, amo quello che imparerò, non importa se dovrò sacrificargli tutto.

Ripeto: scusate se accantono questioni più importanti come il Tibet o lo sciopero contro lj (al quale aderirò, ci tengo a precisarlo), ma in questo momento l'io represso a lungo ha preso il sopravvento.

Non mi capitava da tanto, infatti, di sentirmi fiera e orgogliosa di me stessa.

Ah, in ogni caso stiamo parlando di questa roba qui.

Non la amereste anche voi?