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Il vicolo (improvvisazione)

  • Jul. 15th, 2009 at 11:31 PM
Bacio
È come quando, imboccando un vicolo, ti accorgi che subito dopo si apre la ragnatela di un intero quartiere.

Il vicolo è stretto, buio, protetto dal mondo da muri umidi che odorano di tempo.

Ha negozi che volevi visitare da tempo, botteghe che non pensavi esistessero ancora.

Ti ci perderesti, in quel microcosmo, e per un po' dai ragione all'istinto che ti chiede di farlo.

Ma poi.

Poi vedo un balcone che ti piace, un rampicante che vorresti sfiorare, annusi un odore di caffé che vorresti fosse quello di casa tua e allora vai, ti lanci nell'esplorazione.

È allora che il dedalo del quartiere ti si imprime sulla pelle come un tatuaggio, e dalla pelle scende nel sangue, fino ad arrivare al cervello.

Le immagini sulla retina sono getti di inchiostro impastati di odori e sapori.

È tutto nuovo, quello che stai esplorando, eppure tutto ti pare conosciuto.

È la città dove vivi ma anche quella che hai sempre ignorato.

Ti smonti e ti rimonti come fossi fatta di Lego che cambiano colore a seconda di come batte il sole, anche se il sole qui, al massimo, ti accarezza perché la mano fa fatica a passare.

È grande, la mano del sole, e stretto il budello di calce e mattoni del vicolo.

Un ventre di polvere e argilla, e legno e metallo.

Un rifugio raccolto per sogni minuti, per piccoli frammenti di piccole cose.

Un diaframma leggero tra te e la realtà, da dilatare con gli occhi e le mani, anziché col respiro.

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Bacio
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